Non tutte le perdite sono riconosciute o accolte dalla società con la giusta sensibilità. Alcune restano invisibili, inascoltate, eppure possono lasciare segni profondi. Nel mio lavoro di counselor, offro uno spazio empatico e non giudicante per accompagnare anche questi dolori “silenziosi”.
In una mancanza di legittimazione sociale, dove il dolore non è riconosciuto come appropriato, il lutto si trasforma in solitudine: la persona si sente invisibile, giudicata, priva di sostegno, circondata dal silenzio invece che da parole di conforto.
Esempi comuni di lutti non riconosciuti:
- Perdita di un animale domestico, compagno di vita o affetto
Es. Muore un animale domestico e, familiari e amici, dicono frasi come “prendine un altro che ti passa”, “era solo un cane/gatto”, invalidando il dolore. - Perdita improvvisa legata ad un suicidio
Es. I sopravvissuti possono sentirsi stigmatizzati e spesso evitano di parlarne per paura del giudizio. - Morte di un ex partner o amante in una relazione non ufficiale
Es. Un uomo perde l’amante con cui aveva una relazione segreta da anni, non può partecipare ai funerali nè parlarne con nessuno. Il dolore viene vissuto in solitudine - Perdite in gravidanza (perinatali, volontarie o spontanee)
Es. Una donna perde un bambino a 3 mesi di gravidanza e, familiari e amici, le dicono frasi come “era solo un feto”, “ne farai un altro”, invalidando il suo dolore. - Lutti in contesti LGBTQIA+ non accettati socialmente o dalla famiglia
Es. Un giovane omosessuale perde il compagno in un incidente, ma la famiglia del defunto non lo coinvolge nel rito funebre, perché non riconoscono la relazione - Scomparsa improvvisa di una persona affetta da dipendenze o gravi disturbi psichici
Es. Una famiglia perde un parente per un overdose e le persone intorno a loro gli dicono “se l’è cercata”, “se si fosse disintossicato non sarebbe successo niente” - Perdita di un lavoro, di un sogno, di una condizione di vita
Es. Un’azienda licenzia un dipendente dopo 30 anni di lavoro, la perdita del lavoro gli crea un lutto per il suo status: da lavoratore a disoccupato
Ogni perdita, anche se invisibile agli occhi degli altri, merita ascolto.
Nel counseling non c’è giudizio né analisi, ma presenza autentica, empatia e accompagnamento: uno spazio sicuro dove dare voce a ciò che fa male, senza doverlo giustificare.
Se sei afflitto da uno di questi lutti contattami
